DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA ITALIANA Fuori commercio
Manlio Cortelazzo Paolo Zolli

DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA ITALIANA

1/A-C

Prima edizione

  • 1979
  • Note: Volume 1, A-C , 1979; Volume 2, D-H , 1980; Volume 3, I-N , 1983; Volume 4, O-R , 1985; Volume 5, S-Z , 1988; I cinque volumi in cofanetto , 1988. "La pubblicazione del presente "Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI)" obbedisce alla necessità di offrire uno strumento di lavoro aggiornato e, per quanto possibile, preciso, a tutti coloro che nella ricerca scientifica o nell'insegnamento chiedono di essere informati sul lessico italiano nella prospettiva della sua origine e della sua evoluzione storica. Fino a trent'anni fa l'Italia non possedeva un dizionario etimologico redatto con criteri scientifici, a cui lo studioso italiano potesse rivolgersi con quella fiducia con la quale ad esempio lo studioso o anche il pubblico colto francese poteva rivolgersi ai dizionari etimologici del Dauzat e soprattutto a quello di O. Bloch e W. v. Wartburg. Intorno al 1950 e negli anni successivi la situazione è radicalmente mutata, grazie alla pubblicazione dei dizionari etimologici di Battisti e Alessio, del Prati, di Migliorini e Duro, di Olivieri e di Devoto. La pubblicazione di queste opere (in particolare di quella di Battisti e Alessio), il moltiplicarsi delle cattedre universitarie di storia della lingua italiana e altri fattori hanno fatto sì che in questi ultimi trent'anni molte zone del lessico italiano prima sconosciute, siano state indagate a fondo, rendendo, almeno in parte, superate le informazioni che ci venivano offerte dai dizionari storici ed etimologici esistenti, mentre, d'altro canto, i progressi della scienza linguistica e le esperienze dei più accreditati studiosi di etimologia, specialmente romanza (e ci riferiamo in particolare a W. v. Wartburg, autore del monumentale "Französisches etymologisches Woerterbuch", Bonn 1922-28, Leipzig 1932-40, Basel 1944 e sgg., e a J. Corominas, autore del "Diccionario critico etimológico de la lengua castellana", Berna 1954-57) hanno fatto sì che si guardasse all'etimologia e quindi alla redazione dei dizionari etimologici in modo diverso. L'etimologia viene oggi concepita non solo come ricerca dell'origine prima di una parola, quanto, e vorremmo dire soprattutto, come storia di questa parola. Per storia d'una parola s'intende anzitutto la sua nascita, e quindi d'ogni voce abbiamo cercato di appurare se essa continui una parola latina, o prelatina, o se invece sia sorta quando la lingua italiana era ormai costituita, e in quest'ultimo caso se si tratti d'una parola creata in seno al sistema linguistico italiano mediante i normali procedimenti della prefissazione e suffissazione o in altri modi, oppure se sia stata attinta alle lingue classiche come voce dotta, o se sia infine prestito da una lingua straniera (o, il che è pressappoco la stessa cosa, da un dialetto italiano). Bisognerà poi vedere se la parola nel corso della sua evoluzione abbia conosciuto cambiamenti di tipo formale o semantico, con quali altre parole si sia trovata in conflitto, e infine se sia stata soppiantata nell'uso, o in alcuni suoi usi, da altre voci. Questa, in rapidissima sintesi, la concezione dell'etimologia alla quale ci siamo attenuti nel nostro lavoro. Diciamo in sintesi perché l'esposizione particolareggiata ed esemplificata della nostra concezione etimologica richiederebbe un volume piuttosto che le poche, e volutamente sobrie, pagine che devono costituire la prefazione ad un vocabolario. Dovremmo aggiungere, ad esempio, che, quando ci è stato possibile, abbiamo indicato in quali ambiti una parola è nata (certe voci all'inizio appartenevano ad un campo ben determinato, come quello delle attività marinaresche o della malavita, e solo successivamente sono entrate nel vocabolario comune), chi l'ha coniata (nel caso che si sia riusciti ad individuarne il creatore) ecc., ma di tutto ciò si renderà conto agevolmente chi avrà occasione di consultare il nostro dizionario. Preferiamo invece esporre più particolareggiatamente i criteri ai quali ci siamo attenuti nella redazione dell'opera. Il primo problema che ci siamo posti è stato quello della scelta delle parole da inserire. Infatti -per quanto la cosa possa parere strana a chi non ha esperienza in materia- ogni vocabolario, compresi i grandi vocabolari storici e le più voluminose enciclopedie, opera sempre una scelta, essendo impossibile raccogliere, ad esempio, tutte le decine di migliaia di voci della nomenclatura chimica, o tutti i marchi di fabbrica, che pur costituiscono una parte interessante del lessico (e infatti i più importanti, come l'aspirina, li abbiamo debitamente registrati), o le creazioni momentanee di qualche scrittore stravagante. Accettato quindi il principio che la redazione d'un'opera come la nostra implichi una scelta, è chiaro che questa scelta comporta un margine d'opinabilità e di empiricità, non, ovviamente, per le parole d'uso comune, ma per quelle d'uso più raro o per le voci tecniche. Il problema è stato da noi risolto prendendo come base - ma riserbandoci qualche integrazione e qualche espunzione - l'edizione minore del "Vocabolario della lingua italiana" dello Zingarelli (Bologna, Zanichelli, 1973), il quale presenta i vantaggi d'essere un vocabolario collaudato dall'uso, di essere aggiornato (contiene anche voci recentissime) e di accogliere un alto numero di parole tecniche. Inoltre l'edizione minore dello Zingarelli, nonostante l'indicazione 'minore' che potrebbe trarre in inganno qualcuno, contiene un alto numero di vocaboli (circa 60.000), moltissimi dei quali sono registrati in più accezioni o sono presenti in locuzioni, per cui possiamo pensare, sia pur con largo margine d'approssimazione, che il nostro dizionario conterrà non meno di cento, centoventimila accezioni. (...)" Dall'Introduzione degli Autori.